STELLACOMETA

Una fiaba per Natale

C’era una volta, ma una volta volta … una piccola stella cometa che, appunto, si chiamava Stellacometa.

Una stella biondina, come tante altre. Buona, di base. Vivace,  radiosa e piuttosto sognatrice, un po’ lunatica per la verità … con la testa tra le nuvole ma con il morale facilmente alle stelle. Almeno quasi sempre. A volte era leggera e fresca, quasi un solletico, come un  soffio di vento della sera. Altre volte si rabbuiava e quasi si nascondeva nella notte più buia del buio. Quando si stupiva di qualcosa le brillavano tantissimo gli occhi chiari e diceva: “ … Saaaaanto Cielo!! Proprio così. Avrebbe voluto ricordarsi di dire “Per mille comete!!”. Le sembrava più glamour ma poi se ne dimenticava sempre. Appunto. Sarebbe stato per la prossima volta.

Un giorno fu chiamata improvvisamente per dare una mano sulla Terra. Ormai era quasi grande e, si sa, le stelle comete, sono sempre a disposizione di chi ha bisogno di qualcosa. Ma Stellacometa non era ancora mai stata chiamata. Magari no e magari sì, non si fidavano tanto di lei … Ancora.

Ma una notte tutta bianca e blu, accadde che chiamassero proprio Stellacometa. Uno sbaglio, è chiaro. Ma quando le cose devono succedere succedono.

La situazione infatti non era delle più semplici e non si era mai verificata prima … Ci voleva una stella con una scia in grado di reggere.

In poche parole tre uomini tra i più saggi dei saggi del mondo si erano persi. Persi. Dove? Ovviamente, dato che si erano persi, non si sapeva. Tutti e tre insieme. Nello stesso posto.

Contemporaneamente, un gruppo di pastori se ne stava su di una collina guardando in su mentre altri arrivavano e arrivavano … Perché? Ovviamente, dato che lo sapevano solo loro, non si capiva.

Qualcuno, tempo dopo, si sarebbe ricordato di uno strano tepore nella sera e di una musica dolcissima che aveva acquietato le pecore. Ma lo dissero solo molto più tardi.

Qualcosa di strano c’era. Stranissimo.

Dunque, Stellacometa prese la sua scia e scese verso la terra. Non era un tipo da preoccuparsi granché … Era felice e curiosa e sicuramente non aveva per nulla capito che tutti gli altri lassù erano agitatissimi.

Subito rifletté che di notte è inutile cercare qualcuno che non si sa dov’è. Semmai si poteva dare un’occhiatina in giro tanto per non avere rimorsi.

Invece, la faccenda della collina era troppo interessante. Soprattutto dal momento che i pastori guardavano in su. Ma Stellacometa ‘era’ in su.  Ma più su del su … che cosa c’era mai da guardare? Stellacometa non sapeva che cosa c’era più su del su. E non aveva mai pensato di guardare più su del su. E inoltre non si ricordava che esistesse un più su del su. Nel frattempo avvistò la morbida collina e vide mille paia di occhi intenti a guardare in su. E – “Saaaaaanto cielo!” … ooops “per mille comete!” – guardavano lei. E la indicavano gli uni agli altri. Alcuni addirittura sollevavano il viso ai bambini perché la notassero …

Stellacometa controllò più volte se dietro di lei ci fosse qualcosa di tanto meraviglioso. Ma no. Non c’era nulla. Oddio. Beh … quella folla di famigliole della collina le sorrideva … e quindi? Quindi prima di tutto sorrise un po’ di più anche lei. E si fermò.

Si fermò perché riaffiorò nel suo piccolo ma splendente cuore un lontano e caldo ricordo. Il Sole, sì il grande e amorevole Sole, il papà di tutte le stelle comete e di tutte le stelle di tutti i tipi. Ed ecco tornare dal nulla le parole che aveva dimenticato: “Sarai tu, mia piccola Stellacometa, sarai tu nella bella Nottediluce, sarai tu nella bella Nottediamore a brillare per tutti gli occhi che guarderanno in su, più su del su. Quassù. Qua da me!! “

“O meglio” aveva continuato il grande Sole “li ‘accompagnerai’ tu, piccola mia, alla capanna più Casa di tutti i tempi. Dal bambino che è davvero il Bambino di tutti i tempi. Dal piccolo grande Gesù. Vai Stellacometa. Vai. Io sono con te!” E Stellacometa, con il cuore fatto grande così, volò. Sentì di conoscere la direzione, sentì di sapere tutti i perché, tutti i dove e tutti i quando. Seppe dove erano i tre saggi e seppe che cosa guardavano i pastori e perché le greggi respiravano luce senza belare.

Seppe. Seppe che quella notte toccava a lei.

Scosse la scia come una bianchissima coda di cavallo che per la felicità sembrava una nuvola di bricioline d’oro e partì. I tre saggi seppero di seguirla. I pastori seppero di accompagnare i loro bambini dietro a lei.

Ed ecco, Luce di luce, il varco della piccola capanna. Ed ecco, musica delle musiche, il canto del su più su.

Senza dire una parola tutti seppero che era davvero il Bambino. Seppero che erano davvero arrivati. Seppero che la Luce aveva davvero fatto d’Oro tutto l’universo.

Andreina