NEL NUOVO CONDOMINIO

Questo periodo è cominciato domenica 8 marzo quando è uscito il decreto che vieta di uscire di casa al fine di arginare il contagio per coronavirus. 

I primi due giorni sono stati veramente duri, ero come paralizzata, vagavo da una poltrona all’altra guardando tanta tv e trovandomi alla sera svuotata e innervosita. Sapevo che non era l’atteggiamento giusto ma non riuscivo a trovare in me nessuna risorsa per agire diversamente. Il tempo era così dilatato da lasciarmi confusa e inconcludente.

Ci è voluta una settimana per arrivare a piccoli passi a riprendere in mano la mia vita, dare un  ritmo alle giornate  senza sprecare questo tempo ora così abbondante.

Alla fine ho pensato di preparare uno schema dove ho inserito le varie attività da svolgere durante la giornata in modo che ognuna acquisti la stessa importanza e valore. Tutto deve essere fatto bene, per amore, sia quando metto ordine, sia quando cucino o leggo un libro o lavoro a maglia o prego… questo mi libera dalla sensazione di essere reclusa e inutile.

Abito da poco nell’attuale condominio. Sabato 14 marzo era stato indetto un flashmob e si chiedeva a ciascuno di fare un lungo applauso di ringraziamento al personale sanitario che in questo periodo si trova in prima linea ad affrontare l’emergenza coronavirus. Tutti i condomini si sono affacciati alla finestra e anch’io  con loro, vincendo la naturale riluttanza a queste manifestazioni. Dopo questo primo “contatto” abbiamo preso l’abitudine di  salutarci quasi ogni giorno da un terrazzo all’altro.

Giorni fa mi sono accorta che avevo finito tutti i giga di internet nel cellulare e non potevo uscire per ricaricare. Sarei rimasta isolata anche dal telefono. Ho capito però che poteva essere l’occasione per “chiedere” solidarietà e, dopo averci pensato un bel pò, nella chat del condominio  chiedo se, temporaneamente posso usare l’ wifi di qualche vicino. Subito un vicino risponde  offrendomi la sua password.

Questa situazione mi ha fatto riflettere: siamo portati a pensare che per amare per primi si debba sempre “dare”, ma si può amare per primi  anche “chiedendo”, e donando l’ opportunità di gioire a chi dona.

E.F.