COSTRUIRE LA PACE, IL CAMMINO OSTINATO DI MAOZ E AZIZ
«La tregua è lontana ma noi non ci arrendiamo», ribadiscono Maoz Inon e Aziz Abu Sarah, i due testimoni della riconciliazione possibile tra palestinesi ed ebrei israeliani. In preparazione per il 30 aprile, nonostante tutto, il Summit della pace a Tel Aviv che vede coinvolte più di 80 associazion
Fonte Città Nuova – Daniela Bezzi
In una situazione che più disperante non si potrebbe immaginare, per quella Terra Santa da sempre flagellata da un conflitto che ormai investe l’intera area, Maoz Inon e Aziz Abu Sarah non si lasciano scoraggiare. Parliamo di due attivisti e imprenditori, uno palestinese e l’altro israeliano, che credono fermamente nel dialogo fra i popoli e nella possibilità di usare il turismo come uno strumento per avvicinare le comunità e costruire la pace.
Ormai nota è l’immagine che li ritrae abbracciati con papa Francesco nell’Arena di pace di Verona del 2024. Anche di recente sono stati indicati da papa Leone come un esempio da seguire.
I sondaggi certificano il massimo di popolarità per Netanyahu? Il genocidio di Gaza ormai nell’ombra rispetto alla ben più cruciale partita con l’Iran, oltre al Libano e allo Yemen? Il terrorismo dilagante dei coloni in Cisgiordania, la pena di morte per i palestinesi legiferata dalla Knesset, la vita degli israeliani scandita dalle corse ai rifugi tra le sirene… il quadro non potrebbe essere più lontano dalla tregua, ma loro due non si arrendono.
E il progetto di pace che da oltre due anni li vede impegnati a tempo pieno, può ormai contare su una solida coalizione: 80 diverse associazioni israeliane e palestinesi che il 30 aprile prossimo si ritroveranno a Tel Aviv per il più grande Summit di Pace mai tentato, in migliaia a confrontarsi nel concreto delle emergenze e nell’urgenza delle soluzioni, accomunati dallo slogan It’s Time, Il Momento è Ora!
Entrambi imprenditori nell’ambito del turismo cosiddetto ‘di pace’, l’israeliano Maoz e il palestinese Aziz non si erano mai veramente incontrati fino ai tragici eventi del 7 ottobre, quando i genitori di Maoz vennero trovati carbonizzati nella casa in cui lui stesso era cresciuto all’interno del Kibbutz Netiv HaHasara, vicinissimo all’alto muro di separazione con Gaza.
«A chi mi definisce un ingenuo perché credo nel dialogo come unica soluzione al conflitto, a quelli che sia da parte israeliana che palestinese ci definiscono agenti di normalizzazione, vorrei far notare che nessun muro, benché così alto e fortificato, è riuscito ad impedire il massacro di oltre un migliaio di innocenti, compresi i miei amati genitori», non manca di far notare Maoz ogni volta che può. continua a leggere

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