Non sono ancora chiari gli elementi fondamentali di questo incontro. Per il momento l’unica cosa certa è che Putin sembra aver ottenuto un approccio puramente bilaterale alla guerra con l’Ucraina, nel senso che i protagonisti sono Stati Uniti e Russia. Nei giorni scorsi gli europei si sono fatti giustamente paladini di un coinvolgimento diretto anche dell’Ucraina, con la presenza del presidente Zelensky, ma al momento, su questo punto essenziale, regna l’incertezza. L’altra grande assente sarebbe proprio l’Europa, e questo è paradossale, trattandosi di un conflitto che si svolge alle porte dell’Unione Europea, con un paese come l’Ucraina che ha ottenuto lo stato di candidato ufficiale a far parte dell’Unione.

Il rischio è che si tratti non già di una mediazione, ma di una decisione a tavolino tra le due grandi potenze, che avrebbe il sapore di una imposizione, più che di una composizione consensuale del conflitto.

Tuttavia, i giochi sono ancora aperti, speriamo che prendano una piega più ragionevole dal punto di vista politico-diplomatico.

Quali sono i requisiti minimi per una trattativa di pace…perché sia stabile e duratura?

In primo luogo, un vero accordo di pace per essere tale e avere i requisiti della sostenibilità nel tempo deve necessariamente prevedere il consenso attivo e convinto delle parti in causa. Ciò, in pratica, significa che non si può giocare a dadi con il destino dell’Ucraina, non si può disporre di un paese, se anche lo si facesse con le migliori intenzioni, su questo non è un soggetto ma un mero oggetto di trattativa. Si è parlato nei mesi scorsi nel concetto di una pace giusta, che per essere tale deve rispondere almeno ha dei requisiti minimi.

E cioè, ogni accordo che sia liberamente accettato dall’Ucraina nell’esercizio delle sue prerogative sovrane, senza pressioni, condizionamenti o ricatti esterni. leggi tutto