Conflitti internazionali. Ferrara: “In circostanze così drammatiche c’è bisogno di opzioni consensuali, realistiche e non violente”
Verso le incerte trattative in Alaska e la decisione presa da Netanyahu di assumere il pieno controllo della Striscia di Gaza. L’ex ambasciatore Pasquale Ferrara al Sir: “Credo che in circostanze così drammatiche ci sia bisogno di un colpo un colpo d’ala, di politiche che rimettano sul tavolo opzioni realistiche, consensuali e non violente”. Chi può farlo? “Credo ancora nelle potenzialità dell’Unione Europea”, risponde il diplomatico che poi aggiunge: “E’ fondamentale anche la voce della stessa Santa Sede come attore autorevole, pacifico e disinteressato”.
Da AgenSir
“Io credo che in queste circostanze così drammatiche ci sia bisogno di un colpo un colpo d’ala, di politiche per così dire anticicliche, che rimettano sul tavolo opzioni realistiche, consensuali e non violente per la soluzione dei conflitti internazionali”. E’ Pasquale Ferrara, ex ambasciatore, docente di politica internazionale, a tracciare un percorso da seguire di fronte ad un contesto internazionale sempre più teso e incerto. Si profila per venerdì 15 agosto, l’incontro in Alaska tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin, indetto sul destino dell’Ucraina, senza però né la presenza dell’Ue né del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Sull’altra sponda del Mediterraneo, incombe la decisione presa dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu di assumere il pieno controllo della Striscia di Gaza, procedendo alla sua “occupazione completa”. Abbiamo chiesto al prof. Ferrara una lettura di quanto sta succedendo.
Tra balletti sulle presenze e assenze al tavolo delle trattative in Alaska, cosa la colpisce di più di questa iniziativa?
Non sono ancora chiari gli elementi fondamentali di questo incontro. Per il momento l’unica cosa certa è che Putin sembra aver ottenuto un approccio puramente bilaterale alla guerra con l’Ucraina, nel senso che i protagonisti sono Stati Uniti e Russia. Nei giorni scorsi gli europei si sono fatti giustamente paladini di un coinvolgimento diretto anche dell’Ucraina, con la presenza del presidente Zelensky, ma al momento, su questo punto essenziale, regna l’incertezza. L’altra grande assente sarebbe proprio l’Europa, e questo è paradossale, trattandosi di un conflitto che si svolge alle porte dell’Unione Europea, con un paese come l’Ucraina che ha ottenuto lo stato di candidato ufficiale a far parte dell’Unione.
Il rischio è che si tratti non già di una mediazione, ma di una decisione a tavolino tra le due grandi potenze, che avrebbe il sapore di una imposizione, più che di una composizione consensuale del conflitto.
Tuttavia, i giochi sono ancora aperti, speriamo che prendano una piega più ragionevole dal punto di vista politico-diplomatico.
Quali sono i requisiti minimi per una trattativa di pace…perché sia stabile e duratura?
In primo luogo, un vero accordo di pace per essere tale e avere i requisiti della sostenibilità nel tempo deve necessariamente prevedere il consenso attivo e convinto delle parti in causa. Ciò, in pratica, significa che non si può giocare a dadi con il destino dell’Ucraina, non si può disporre di un paese, se anche lo si facesse con le migliori intenzioni, su questo non è un soggetto ma un mero oggetto di trattativa. Si è parlato nei mesi scorsi nel concetto di una pace giusta, che per essere tale deve rispondere almeno ha dei requisiti minimi.
E cioè, ogni accordo che sia liberamente accettato dall’Ucraina nell’esercizio delle sue prerogative sovrane, senza pressioni, condizionamenti o ricatti esterni. leggi tutto