Il primo incontro del ciclo I.A. Chi? Capire cosa è e cosa non è l’Intelligenza Artificiale
Il tema, certamente di grande attualità, tale da suscitare interesse e anche una sottile inquietudine, determinata dalle tante chiacchiere e dalle poche certezze (a meno che non si sia del mestiere…). Forse anche la scelta azzeccata dei protagonisti, i cui nomi hanno funzionato da calamita e che hanno saputo unire la competenza all’affabilità e all’abilità nel rendere alla portata di tutti concetti complessi (la prof.ssa Teresa Scantamburlo, il dott. Marco Peris e il prof. Fabio Poles). O anche l’aver indovinato giorno e orario (sabato alle 17).
Aggiungiamo il fatto che quando ci si mette insieme (ACLI, Agesci, Azione Cattolica, Focolari, Gremio di Bioetica, Ordine Francescano Secolare, Teatro Kolbe) probabilmente le proposte risultano più incisive e mirate...
Tutto questo verosimilmente spiega l’ampio successo di interesse e di pubblico che ha avuto sabato 28 febbraio il primo incontro del ciclo I.A. Chi? Capire cosa è e cosa non è l’Intelligenza Artificiale.
Il titolo in effetti risultava stimolante: Piccola guida per comprendere i meccanismi, i rischi e le opportunità della I.A. Dagli inizi di questa avventura del sapere umano (nel 1956, il workshop di Dartmouth), alle teorie di Turing, fino alla I.A. generativa dei nostri giorni, alle reti neurali, all’uso quotidiano che coinvolge tutti noi, a volte in modo (quasi) inconsapevole. Un viaggio affascinante per cercare di capire un po’ di più come funzionano le reti neurali e i sistemi di I.A. Con la convinzione che la questione ci riguarda, tutti e molto da vicino.
Uno squarcio si è aperto sulle questioni poste dall’impatto etico e sociale dell’I.A.: innanzitutto, il grande consumo di energia e di risorse idriche per la realizzazione, l’addestramento e la gestione dei modelli di Intelligenza Artificiale, il che implica a breve termine il definire delle priorità. Oppure la consapevolezza che si tratta di strumenti sempre più raffinati, in mano a pochi uomini potenti (e tutti extra Europa): questo monopolio interroga circa la reale autonomia non solo dei nostri sistemi economici e produttivi, ma anche dei nostri istituti di ricerca, delle nostre infrastrutture… A questo dobbiamo aggiungere anche un problema forse ancora più significativo di trasparenza: come vengono allenati i modelli di I.A.? Che fine fanno i dati che anche noi ogni giorno forniamo nel momento in cui utilizziamo questi strumenti?
Inoltre, non si può sottovalutare l’impatto dell’uso dell’I.A. generativa nei confronti dell’autonomia personale: spesso, infatti, ci si accosta con il pregiudizio di considerare in modo positivo il valore della macchina, a prescindere da una oggettiva valutazione… O si pensi all’atteggiamento di delega del sapere all’I.A.: se da un lato la velocità della macchina nel rispondere ai problemi è sorprendente, dall’altro bisogna anche considerare altri parametri, come per es. la straordinaria ricchezza che proviene dallo scambio – rimanendo in ambito lavorativo e professionale – di competenze fra generazioni diverse. Una delle convinzioni che portiamo a casa è la consapevolezza circa l’importanza della formazione, che permetterà di acquisire una postura responsabile rispetto a questi strumenti.
Come per tutte le innovazioni che hanno profondamente segnato un’epoca e la storia dell’uomo, si tratta di guidare il processo, stabilendo (come li ha definiti la prof.ssa Scantamburlo) dei guardrail, delle linee guida etiche e giuridiche, come sta facendo la UE a tutela dei propri cittadini.
Sarà oggetto del prossimo incontro, in programma martedì 17 marzo, alle ore 20.30, sempre al Teatro Kolbe, con il giurista Costantino Fabris.
Giovanni Millino


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