IL PATRIARCA FRANCESCO MORAGLIA INCONTRA LA CONSULTA DELLE AGGREGAZIONI LAICALI: .. é un giardino fiorito….

Mercoledì 11 ottobre il Patriarca ha incontrato la Consulta delle Aggregazioni Laicali (CdAL)

Per l’occasione Marialetizia Milanese, Presidente uscente, ha ringraziato il Patriarca per l’accoglienza nella propria casa e ha evidenziato come, negli ultimi due anni, le attività della CdAL hanno cercato di aiutare il processo delle collaborazioni pastorali iniziato in Diocesi cercando di “uscire da sè” per aprirsi al territorio. In queste occasioni la Consulta ha incontrato alcune parrocchie cercando di aprirsi ad un’esperienza di conoscenza reciproca, nel primo anno con le comunità di S.M. Ausiliatrice e S. Barbara e lo scorso anno con le parrocchie del Vicariato di Marghera. Anche quest’anno si era pensato di ripetere queste esperienze, ma l’occasione di incontrare il Patriarca è diventato motivo per chiedere a lui dove puntare. Ha poi aggiunto Maria Letizia rivolgendosi al Patriarca: “L’importante, è farle sapere che le aggregazioni tengono alla Chiesa veneziana e si sentono corresponsabili alla sua vita“.

 

E’ intervenuto poi Pietro Baso del RNSS, candidato alla prossima presidenza insieme a Barbara Baldan di Missione Belem. Pietro ha ripercorso la vita della CdAL, sottolineando come dopo la Pentecoste del ‘98 che ha visto l’incontro dei movimenti e nuove comunità con il Santo Padre Gv.Paolo II, questa abbia iniziato un nuovo corso. “Come all’improvviso – ha aggiunto – ci siamo riconosciuti, per grazia di Dio, parte gli uni degli altri dando così vita nella consulta ad un nuovo modo di relazionarci. Siamo passati da una presenza spesso dovuta ad una presenza desiderata. Da qui un nuovo scambio di esperienze che ci ha permesso di conoscersi meglio e di cogliere varie occasioni dove inserirci insieme dando il nostro contributo.Ora, siamo nel tempo della carenza di sacerdoti, delle collaborazioni pastorali, della visita pastorale; tempo di grandi cambiamenti, ma a volte poco percepiti come una occasione di rigenerazione e di un rinnovamento che ci porti a diventare Chiesa più vera, più viva, più fedele a Gesù che l’ha voluta”

Ha chiesto quindi al Patriarca come trovare un nuovo slancio e ha posto degli interrogativi da condividere: “- La Consulta così com’è, in quanto istituzione, è ancora rispondente alle esigenze del tempo presente? – A quale conversione è chiamata? – Una conversione che aiuti la comunità ecclesiale a passare dal “riconoscimento delle realtà ecclesiali” alla loro “valorizzazione e promozione”, creando loro, nel tutto, lo spazio di un servizio che abbia il volto del grazia particolare di cui sono portatori in quanto risposta ai bisogni dell’uomo di oggi, accanto alle altre attività che caratterizzano la pastorale ordinaria.”

Qui di seguito in breve le risposte del Patriarca che ci sembra valgano per ogni laico.
“La consulta è il luogo dove realtà specifiche cominciano a respirare col ritmo ecclesiale mantenendo la propria caratteristica, luogo dove c’è il superamento del carisma particolare.
Dovrebbe essere il momento in cui il laicato, al di là di questa specificità, guarda la Chiesa particolare e cerca di esprimere e di esprimersi secondo quelle che sono le scelte, gli orientamenti e i percorsi iniziati dalla Chiesa particolare, mantenendo la propria peculiarità, la propria originalità, il proprio carisma, però a servizio di un progetto ecclesiale.
Questa dimensione ecclesiale di sintesi, di superamento del carisma particolare, è un po’ il compito delle aggregazioni laicali. E auspico che nel cammino futuro possano essere di aiuto alle altre componenti ecclesiali.
Ecco allora la grande occasione che questa urgenza ci dà il laicato e anche la Consulta delle aggregazioni laicali: quella di comprendere meglio una figura di Chiesa, che oggi ha le condizioni per potersi affermare.
Se noi riuscissimo come laici ad assumere in modo sereno, tranquillo, compiuto questa dimensione ecclesiale e come laici la potessimo annunciare, tradurre in una visione reale che si esprime nelle nostre comunità, noi avremmo fatto un servizio grandissimo che risponde alle urgenze del tempo.
Credo che la Consulta delle Aggregazioni Laicali dovrebbe soprattutto promuovere la figura del laico, la realtà del laico, la vocazione laicale nella Chiesa.
Il laico dovrebbe essere un cristiano che ha, e assolve, un compito dentro la Chiesa e fuori della Chiesa. E nello stesso tempo, dato che la vocazione battesimale è comune, unisce tutti, tutto il popolo di Dio, quindi anche i pastori.
Io credo che sia un po’ la ricchezza della CdAL che è come un giardino fiorito in cui un fiore riconosce che, per quanto può essere bello nella sua specificità, nello stesso tempo riconosce che non è il tutto, che è una parte che ha bisogno dell’altro e che il proprio carisma si coglie nella sua verità anche nel momento in cui lo si coglie con gli altri, insieme agli altri nelle sue ricchezze, ma anche nel suo limite.
Uno che fa parte della CdAL deve comunque portare un po’ lo spirito della Consulta, che è quel respiro ecclesiale di riconoscimento dell’altro, del carisma dell’altro, di quanto l’altro con il suo carisma può completare il proprio carisma.
Nel momento in cui io vedo che il mio carisma non è tutto nella Chiesa, perché la Chiesa è un po’ più ampia anche dei grandi fondatori, dei grandi movimenti, associazioni, cammini, io non faccio un torto al mio carisma, ma faccio lavorare il mio carisma in modo ecclesiale. Riconosco che c’è una realtà più ampia che è il Battesimo”.
Alla fine tutti abbiamo ringraziato Dio di questo momento vissuto insieme.