LA CURA: IL NOME DELLA PACE OGGI

Le volontarie e i volontari del Movimento dei Focolari del Veneto hanno dato vita, il 30 aprile, ad un incontro dal titolo: “La Cura: il nome della pace, oggi.”

La conversazione di Maria Voce del 17 agosto 2021 che delineava “come guardare all’umanità con l’occhio di Dio”, è stato il tema portante dell’incontro.

Per capire meglio come il “prenderci cura gli uni degli altri e del pianeta in cui viviamo” sia il contributo migliore che ciascuno di noi può dare oggi alla costruzione della pace, si è attinto da un articolo di di Flavio Lotti pubblicato sulla rivista Nigrizia del 22 febbraio di quest’anno.

La condivisione di esperienze di vita sul nostro territorio ha animato la seconda parte del pomeriggio. Esperienze tanto immediate nella loro concretezza, quanto profonde nella radicalità delle scelte di vita che testimoniano.

Sono state proposte in una sequenza che richiamasse in qualche modo i cinque filoni del #DareToCare (Change, Imagine, Connect, Reset, Impact) così da collegarci idealmente alla Settimana Mondo Unito che avrebbe preso il via il giorno successivo.

La quotidianità familiare improntata ad uno stile di vita sobrio e sostenibile e a un’attenzione amorevole verso il vicinato, ricordava che il “prendersi cura” parte innanzitutto da noi stessi (#DareToChange ossia aver cura di cambiare il nostro stile di vita, guardare in modo nuovo gli altri, prendere coscienza che la sostenibilità dell’ambiente dipende prima di tutto dal nostro comportamento). J.T.

“Dolcetto scherzetto”, tipica frase che i ragazzini scandiscono suonando i campanelli nel giorno di Halloween, è stata l’occasione per G.B. per voler bene a quei ragazzini, andando al di là delle banalità di questo fatto di moda, arrivando a riflettere assieme a loro sui valori profondi della vita. Esperienza che richiamava al “prendersi cura” nel senso di riscoprire le relazioni che ci legano e la nostra comune appartenenza a qualcosa di più grande di noi di cui siamo parte e che ci trascende (di #DareToImagine, ossia connettere il nostro io interiore con gli altri e con la natura in cui siamo immersi).

Una vicinanza, da una decina d’anni, concreta, assidua ed amorevole ad una famiglia ucraina, recentemente coinvolta nel dramma della guerra ci ha riportato ad un altro aspetto: il farsi prossimi (#DareToConnect ossia connettersi gli uni con gli altri, prendersi cura per le persone che abbiamo accanto, a partire da quelle più vulnerabili o in situazione di difficoltà). P.S.

L’impegno di una famiglia per le persone in situazione di disabilità intellettiva e relazionale, tra cui una loro figlia, ha dato vita ad un’associazione (Cielo Blu) che da tempo crea inclusione e percorsi di sviluppo di autonomia, con una grande coinvolgimento di persone, gruppi e istituzioni sul territorio. Questa esperienza ha ricordato quell’aspetto del “prendersi cura” che è immergersi nel tessuto sociale, cogliere e combattere le disuguaglianze presenti nelle comunità e nella società (#DareToReset ossia “resettare” la comunità in modo da consentire a tutti l’accesso a beni primari – cibo, acqua, farmaci, vaccini, cure mediche, accessibilità degli ambienti di vita ecc. – e realizzare una vera inclusività). C.G.

Su quest’onda anche l’esperienza di E.G. che ha trovato modi efficaci per affrontare apertamente il tema della guerra e della pace nelle scuole dell’infanzia, e aiutare i bambini a interiorizzare l’aspirazione alla pace attraverso azioni positive quali la raccolta di aiuti da destinare ai profughi ucraini attraverso il SERMIG.

L’ultimo aspetto (#DareToImpact, ossia incidere sul tessuto sociale mettendosi in rete con quanti operano per affrontare e risolvere i problemi in modo efficace e duraturo) è stato condiviso da D.L, imprenditore agricolo, che ha raccontato delle sue scelte coraggiose sui metodi di coltivazione – meno remunerative dal punto di vista economico e più gravose per la quantità di lavoro – per non inquinare e mantenere fertile la terra ottenendo così prodotti sani per i clienti.

M.M., sempre per quest’ultimo aspetto, ci ha raccontato di una situazione di disagio per una famiglia di immigrati dovuta alla mancanza di un servizio di trasporto scolastico, e di come siano riusciti a risolverlo grazie alla mobilitazione di tutta la comunità civile.

Non poteva mancare un momento di libera condivisione, dove i diversi interventi hanno testimoniato quanto sia importante conoscere e raccontarsi questa vita, che ci dà coscienza di non essere soli bensì “un popolo” di persone impegnate ciascuna con la sua “piccola goccia” a creare quei “torrenti, fiumi e mari” che nutrono di bene l’umanità, e prendendosi cura gli uni degli altri contribuire alla costruzione della pace.