Dialogo fra religioni: “dal rispetto e dalla stima reciproca nascono i cantieri del lavoro comune»

Da Gente Veneta – Fabio Poles

Gli aspetti che avvicinano cristiani e musulmani sembrano essere numerosi: l’amore per la pace, il desiderio di fraternità, la carità. Ma anche elementi più contingenti, come il fatto che, per il secondo anno consecutivo, l’inizio del mese di Ramadan – periodo in cui i musulmani digiunano per lasciare spazio alla Parola del Corano – e quello della Quaresima, tempo di digiuno, preghiera e carità per i cristiani, siano coincisi. Oppure la comune stima – venerazione per i cristiani – per san Francesco, il poverello di Assisi, di cui nel 2026 ricorrono gli ottocento anni dalla morte, che nel 1219, durante la quinta crociata, si recò a Damietta, in Egitto, per essere ricevuto dal sultano al-Malik al-Kamil, che lo ascoltò per diversi giorni con ospitalità e rispetto.


Musulmani e cristiani condividono inoltre la preoccupazione per i giovani, sempre più lontani dalla pratica della fede in cui sono nati, se non dall’idea stessa di Dio, talvolta sostituita da una fiducia quasi esclusiva nella scienza, anche alla luce dell’ampia diffusione degli algoritmi di Intelligenza Artificiale.

Così come è comune l’interrogativo sul ruolo delle donne, ancora non pienamente valorizzate ma sempre più importanti nella cura delle rispettive comunità, sia come guide sia come contributo di pensiero. In Italia, ad esempio, nell’Islam sono già alcune le donne alla guida di comunità cittadine e teologhe musulmane, come Francesca Bocca, sono molto apprezzate; ma anche la Chiesa cattolica ha dedicato una parte del recente Sinodo a questo tema.

Tutto ciò emerge dall’esperienza concreta di don Fabiano Longoni, parroco della a Mestre ed ex direttore dell’Ufficio per la Pastorale del Lavoro, la Giustizia e la Pace della Conferenza Episcopale Italiana, e di Kamel Layachi, imam delle Comunità islamiche del Veneto, di origine algerina ma in Italia dagli anni ’80. Venerdì 20 febbraio si sono confrontati davanti a un centinaio di persone, moderati da Gianni Bacci, giornalista e da sempre attivo in più ambiti ecclesiali, durante l’incontro “La Verità nella ricerca di Dio: incontro fra religioni”, tenutosi proprio nella parrocchia guidata da Longoni.

«La verità è svelamento, prima di tutto a sé stessi. E quando l’uomo si dimentica della verità, mette sé stesso al suo posto e nasce la volontà di prevalere sull’altro», ha detto don Longoni. «Il dialogo interreligioso non si basa né sul proselitismo né sul sincretismo. È invece attraverso la conoscenza di sé e dell’altro che si avvia un dialogo serio, che porta a rispetto e stima reciproca. E dal rispetto e dalla stima reciproca nascono i cantieri del lavoro comune», gli ha fatto eco l’imam Layachi.

Tra gli elementi che accomunano musulmani e cristiani, Layachi ha citato il rispetto per Maria, nominata nel Corano trenta volte, e per Gesù stesso, che per i musulmani è un grande profeta – «per noi “figlio di Maria” e non “figlio di Dio”» ha precisato l’imam – tanto da essere citato nel Corano venticinque volte, contro le cinque del profeta Maometto. «Aspetti che suggeriscono al fedele musulmano anche la postura di estremo rispetto con cui porsi davanti ai fratelli cristiani», ha sottolineato l’imam del Veneto.

Non mancano tuttavia elementi di distanza rilevanti tra le due fedi, come il fatto che per i cristiani l’unico Dio è anche Trinità nelle persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in perfetta relazione tra loro, mentre per i musulmani Dio può essere solo l’Uno, anche se nel Corano è invocato attraverso i suoi novantanove bellissimi nomi.
Ma il cordiale abbraccio tra i due pastori al termine dell’incontro ha offerto una testimonianza concreta di come anche le differenze possano diventare fondamento di fraternità.