GESTI CONCRETI, UNA VICINANZA CHE DA SOLLIEVO E SPERANZA

Spesso ci troviamo in situazioni nelle quali non troviamo parole di conforto. Questi quattro episodi ci testimoniano come la vicinanza stia nel condividere le sofferenze.

Il 2021 parte già carico di  sofferenza. Colleghi di lavoro, marito e moglie, perdono un figlio in un incidente. Sono persone speciali molto generose nell’aiutare gli altri, ma dicono di non esser  cristiani, non vogliono sentir parlare di Dio. Sono andata a trovarli con mio marito: avevano la casa piena di giovani, gli amici del figlio. Avevo  preparato la cena per loro e portato un dolce. Quando la moglie mi ha vista mi è corsa incontro, “Ti stavo aspettando” mi ha detto abbracciandomi forte.
Ho ringraziato il buon Dio di avermi dato il  coraggio di andarli a trovare. Da allora abbiamo continuato a frequentarci e un giorno mi ha ringraziato perché mi sente come una sorella, perché si sente “ascoltata” nei suoi silenzi.

Un paio di calze calde

Una giovane mamma rimasta vedova da poco con due figli adolescenti mi confida che le  si è ripresentato il  tumore  che ha combattuto anni fa. La trovo per lavoro una volta la settimana: non capisce perché il Buon Dio la lasci in questa situazione. Ancora una volta non ho parole per confortarla. Mi racconta che ha cominciato la chemio che le procura tanto freddo ai piedi. Le trovo un paio di calze calde, preparo un pacchetto con un biglietto: “ti voglio bene leonessa, forza!” Quando la incontro la vedo finalmente sorridere; mi ringrazia e le resto accanto. Ogni volta che ho l’opportunità le dico “io ci sono, forza leonessa” e non manca mai qualche piccolo pensiero da parte mia.

Anche con messaggi la vicinanza si sente

Un’altra mia amica combatte da due anni un brutto tumore non operabile. Ha  tante pene in cuore ma nonostante tutto è sempre pronta ad aiutare chi è in difficoltà. Le cure l’hanno molto debilitata e da mesi non ci vediamo, ma ci messaggiamo giornalmente. Mi ha comunicato che fatica a parlare. La rassicuro scrivendole di stare tranquilla, che le starò accanto in tutti i modi possibili. Tramite la figlia le faccio arrivare a casa Città Nuova e le assicuro che ci sono molte persone che pregano per lei e i suoi cari. “Ti sento come una sorella, ti sento vicina” mi scrive.

Ascoltare i silenzi

Cinque anni fa mia mamma è salita al cielo dopo una lunga battaglia contro un tumore che continuava a riproporsi in vari modi. Sono stati una lunga battaglia quei cinque anni di malattia e questo mi pesa ancora. Molte volte mi son chiesta “perché Gesù mi metti accanto tanto dolore?” Mi sembra di sentirLo rispondere “non trovi le parole per confortare? Prepara un dolce, dona un paio di calze, manda un messaggio dicendo – ci sono. Ascolta i loro silenzi e lascia fare a Me”.