Israele non fa entrare a Gaza i volontari “ostili”. Fuori anche chi aiuta i bambini
Si sperava che l’accettazione del piano di pace statunitense per Gaza avrebbe ottenuto, oltre alla liberazione degli ostaggi israeliani e dei 2 mila prigionieri palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri di Israele, anche condizioni migliori per i civili della Striscia, ma fino ad ora si è visto ben poco. Intanto, Israele ha respinto la richiesta di molte organizzazioni di portare aiuto ai palestinesi: tra loro ci sono anche Save the children e Oxfa
Da Cittanuova online – Bruno Cantamessa
Si sperava che l’accettazione del piano di pace statunitense per Gaza avrebbe ottenuto, oltre alla liberazione degli ostaggi israeliani e dei 2 mila prigionieri palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri di Israele, anche condizioni migliori per i civili della Striscia, ma fino ad ora si è visto ben poco. Intanto, Israele ha respinto la richiesta di molte organizzazioni di portare aiuto ai palestinesi: tra loro ci sono anche Save the children e Oxfam.
La situazione che i media europei ci comunicano di Gaza e della Cisgiordania è tenacemente sempre la stessa, anche se dalla proclamazione del piano di pace, il 10 ottobre, a Gaza la distribuzione di qualche aiuto umanitario sembra migliorata di qualche “millimetro” rispetto a quando una prospettiva di pace non c’era. I civili palestinesi uccisi da bombe, freddo e fame sarebbero stati “solo” poco più di 400 da quando è iniziata la tregua, che peraltro non fa passi avanti. La colpa sarebbe di Hamas che non ha mai avuto, a quanto pare, intenzione di arrendersi. E che non sembra nutrire alcuna intenzione di consegnare le armi, anzi starebbe addestrando nuove reclute. Il premier israeliano Netanyahu è tornato ad incontrare il presidente Trump in questi ultimi giorni dell’anno.
[…] Un ulteriore grave allarme relativo a Gaza riguarda in particolare l’assistenza sanitaria. A metà dicembre 2025 il ministero per gli Affari della Diaspora e la Lotta contro l’Antisemitismo, che supervisiona una nuova procedura obbligatoria in vigore da marzo scorso per ammettere a Gaza le ong internazionali di assistenza sanitaria e aiuto umanitario, ha reso noto che delle circa 100 domande di registrazione presentate negli ultimi mesi “solo 14 sono state respinte” entro la fine di novembre. Per le altre circa 86 richieste sembrano necessarie ulteriori valutazioni, da definire a gennaio. Ma i criteri di respingimento non appaiono affatto tecnici né concedono margini di ricorso: non ottengono l’abilitazione le ong considerate “ostili” o coinvolte in “terrorismo” o “antisemitismo”, se non addirittura impegnate a “delegittimare lo Stato di Israele”. La questione è complessa, ma potrebbe annullare centinaia di migliaia di interventi di aiuto, soprattutto medico. Per capire di cosa e chi stiamo parlando: tra le 14 ong escluse ci sarebbero già Save the children e Oxfam. Ma il provvedimento messa al bando potrebbe riguardare anche Medici senza frontiere e decine di ong internazionali.

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